Congresso Anddos, mozione congressuale Dartenuc-Florio

Come da convocazione del 15-01-2018, secondo la delibera della Direzione Nazionale di ANDDOS, il secondo congresso nazionale di Anddos si svolgerà i prossimi 16/17/18 maggio 2018 a Bologna.
Pubblichiamo a seguire la mozione alla carica di presidente e di vicepresidente pervenuta alla nostra segreteria al termine del 16/03/2018 stabilito dal regolamento.

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TitoloTIME FOR CHANGE

Candidato presidente: Roberto Dartenuc

Candidtato vicepresidente: Massimo Florio 

Firmatari:

Franco Grillini, Paolo Rossetti, Lucio Parisotto, Stefano Casula, Aldo Perizzolo, Angelo Bifolchetti, Paolo Barcheri, Pierpaolo Cocco, Nicola Fucci, Markus Haller, Davide Valente, Christian Saccinto, Claudio Saccinto, Fulvio Saccinto Claudio Santilli, Romano del Cairo, Marco Maricondi, Massimo Formica, Maximiliano De Simone, Claudio Bulgarelli, Fabrizio Aiazzi, Angelo Lascala, Sauro Noris, Stefano D’Agnese, Mauro Silveri, Romolo Blasi, Gianmarco Di Consiglio, Giovanni Conte
Massimiliano Minocchi, Pasquale Ferro, Salvatore Stavolo, Gennaro Sorrentino, Marco Esposito, Gaetano la Ferrera, Giovanni Caloggero, Daniela Curradi, Bruno Morelli, Angelo Morelli, Frank Semenzi, Jhonattan Bastos, Antonio Caradonna, Sergio Antonino.

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Premessa

Anddos compirà fra qualche mese il suo quinto anno di attività. E’ tempo di fare un bilancio e, perché no, di cambiare. La nostra nascita fu un processo veloce, dettato dal nostro volere terminare un rapporto, ormai divenuto logorante e controproducente, con l’allora dirigenza dell’associazione di cui eravamo parte integrante. Nascemmo con un grande entusiasmo e voglia di fare per il nostro futuro ma, probabilmente, senza una sufficiente elaborazione e convinta condivisione del nostro nuovo progetto associativo.

Abbiamo percorso questi cinque anni sperimentando e intraprendendo nuovi percorsi e nuove strade, alcune giuste, altre profondamente sbagliate; abbiamo accumulato esperienza e, alcuni di noi, anche stanchezza. Non li biasimo: il lavoro di costruire da zero un’Associazione grande, complessa, articolata e poliedrica come la nostra, avrebbe annichilito chiunque. Questi cinque anni ci sono serviti per sperimentare, gli errori che abbiamo commesso devono insegnarci a non ricadere nuovamente nelle esperienze negative che tanto duramente ci hanno segnato.

La nostra Associazione, ricordiamo, è riuscita a superare, poco più di un anno addietro, una situazione assai difficile scaturita da un pesante attacco mediatico rivolto non solo a noi ma in generale a tutto il movimento LGBT, cui il perbenismo della morale comune addebita “la licenziosità” di comportamenti in un’ottica sessuofoba e puritana. Noi da un lato abbiamo fornito una nostra risposta forte e valida ricordando agli avversari e agli amici le nostre origini – come facenti parte del più vasto Movimento di Liberazione Sessuale – e le istanze della nostra comunità di voler vivere la propria sessualità liberamente. Dall’altro lato abbiamo sperimentato come poter gestire e superare criticità di tale portata, rinnovandoci e trovando in noi stessi la forza di cambiare strategia, in un quadro politico e relazionale che è nostro intendimento fortificare, consapevoli di non essere e dover essere avulsi da un contesto che ci vede protagonisti.

Oggi a distanza di un anno da quegli avvenimenti molti cambiamenti sono avvenuti, in parte cercati in parte subiti: è stata fatta una analisi della sostenibilità economica dell’Associazione, analisi che ci ha fatto rendereconto di come la macchina precedentemente approntata non avesse una sua capacità autonoma di reggere economicamente; ragione per cui si è provveduto a riorganizzare la compagine dei dipendenti, a eliminare costi per servizi dalla dubbia utilità o, peggio, completamente inutili. Alcuni settori dell’associazione hanno deciso autonomamente di abbandonarci e dissolversi per paura dello stigma sociale in seguito agli avvenimenti sopra detti, nonostante il tentativo, della nuova dirigenza, di proporre una soluzione alternativa per salvare il lavoro fatto e le relazioni costruite. Ancora in questi giorni stiamo lavorando per sistemare e chiudere definitivamente esperienze o conflitti che nulla hanno recato di positivo all’associazione, se non addirittura danno, sia di immagine che economico.

Fino ad oggi abbiamo subito il cambiamento, oggi ci presentiamo a voi perché vogliamo essere attori del cambiamento. Il nostro agire fino ad oggi è stato improntato in base ad una visione che adesso, a nostro avviso, deve essere profondamente rivista.

Il mondo intorno a noi sta cambiando ad una velocità che solo una decina di anni fa poteva apparire inimmaginabile: la globalizzazione delle merci, dei servizi, delle informazioni, la facilità degli spostamenti delle persone, i flussi migratori, le tecnologie legate a internet e non solo, stanno provocando cambiamenti di cui oggi possiamo solo immaginare le conseguenze negli anni a venire. E tutti questi cambiamenti, anche se può apparire difficile comprenderlo, riguardano direttamente anche la nostra associazione e di questo dovremo tenere conto in ogni aspetto del nostro agire per il prossimo, vicino futuro.

Le modificazioni culturali e sociali, collegate con questi cambiamenti, hanno influito pesantemente su quello che credevamo immutabile: la composizione delle nostre società è cambiato, il campo di azione dei nostri giovani è cambiato. I giovani non considerano più l’ambito della propria scuola, quartiere, città o paese, l’ambito del proprio agire: oggi avere un amico che parla tedesco, piuttosto che irlandese o francese è consuetudine e all’ordine del giorno, grazie ai vari programmi di scambio europei e alle compagnie aeree low cost. Allo stesso modo è cambiato di conseguenza l’orizzonte delle possibilità di relazione, amore, amicizia che non ha più, almeno idealmente, i confini ristretti della distanza, distanza oggi in parte anche annullata
dalle nuove tecnologie.

Appunto le nuove tecnologie: un altro dei cambiamenti epocali che, più di altri, siamo convinti ci abbia toccato nel nostro agire come associazione, è stato l’avvento dirompente nelle relazioni tra le persone dei cosiddetti “social”, applicazioni e portali veicolati tramite Internet da quell’estensione dei nostri sensi che è lo smartphone, strumento ormai divenuto irrinunciabile per la maggior parte di noi.

Tutto questo ha portato profondi cambiamenti nella esplorazione della propria sessualità, nel modo di vivere socialmente la sessualità e che, a sua volta, ha inciso sulle problematiche, a noi da sempre care, della salute dei nostri soci e socie. Non sempre questi cambiamenti hanno avuto risvolti positivi: il fenomeno in crescita dell’uso di sostanze psicotrope disinibenti per fare sesso, particolarmente sfuggente in contesti privati, con più persone sconosciute fino ad un momento prima, ha sicuramente contribuito al rinfocolare problemi sanitari come la Sifilide, patologia che ha avuto un incredibile incremento nella sua diffusione negli ultimi anni dopo un lungo periodo di calo. La manifesta rinuncia dello Stato, non vediamo come definirla altrimenti, nel mantenere alta l’attenzione sulla necessità di proteggersi dall’HIV come da altre IST, data la totale assenza di continue campagne informative e nel debolissimo, se non inesistente, sostegno alle associazioni che lavorano sul tema specifico, ha provocato nella nostra comunità la falsa percezione che oggi basta prendere una pillola e il problema è risolto, facendo di fatto abbassare la guardia sul problema.

Alla base di questa politica, miope e dannosa, non possiamo che vedere un vecchio, terribile problema italiano e cioè la sessuofobia, pregiudizio moralistico secondo il quale il sesso non è un aspetto fondamentale e fondante della persona, bensì un aspetto della vita da nascondere e a cui non concedere importanza e valore sociale.

Non vanno poi dimenticate le problematiche legate alla sicurezza. I rischi, a volte gravissimi e con conseguenze tragiche, legati alla facilità di conoscere persone nel più completo anonimato senza il filtro antico della conoscenza di persona che permetteva sicuramente valutazioni più accurate della semplice visione di una fotografia, spesso falsa, sullo schermo di un telefonino, ci devono fare interrogare sul ruolo che la nostra associazione, i nostri circoli, devono e possono avere nell’educare la nostra comunità ad un approccio più responsabile e consapevole dell’utilizzo delle nuove tecnologie di comunicazione. Soprattutto i nostri circoli possono ancora avere un ruolo fondamentale nella capacità di fare incontrare le persone e aiutare la costruzione di rapporti interpersonali e reti sociali per bilanciare una tendenza sempre più forte al solipsismo “virtuale”. Non meno importante è il clima politico che ci circonda: la vittoria delle formazioni populiste e dei movimenti di protesta alle recenti consultazioni politiche del nostro Paese non fa altro che confermare un vento che, sotto le spoglie della protesta, in realtà è un vento conservatore, anzi restauratore, che attraversa un po’ tutto il nostro vecchio caro continente. L’affermazione e la spavalderia di movimenti neonazisti e neofascisti in altri paesi europei sono solo uno dei segnali preoccupanti che non ci devono lasciare indifferenti.

Perché se oggi, in quanto omosessuali, bisessuali o semplicemente diversi dalla “norma”, siamo oggetto di interesse in Italia solo per gruppi cattolici integralisti vari, per i movimenti e partiti dell’ultra destra, ora occupati con gli immigrati, siamo semplicemente i successivi della lista. Per questo motivo è importante sostenere e comprendere le ragioni delle lotte dei movimenti per i diritti civili attivi in campi anche apparentemente lontani dalle nostre tematiche, partendo dalle tematiche a noi care come per esempio la protezione delle persone omosessuali migranti in quanto il confine, tra “primi ed esclusi” è estremamente labile e mobile (gli orrori del secondo conflitto mondiale pare continuino a non essere compresi da buona parte della popolazione), confine che ha sempre visto, nella “guerra tra “poveri”, uno degli strumenti migliori in mano alle destre per propagandare le loro idee contro la minoranza di turno. Sarà altrettanto importante cercare comunque il colloquio con chiunque avrà responsabilità di Governo nella legislatura appena iniziata per mantenere aperto un canale di comunicazione con le Istituzioni, prime fra tutte il Ministero degli Interni e il Ministero delle Pari Opportunità.

Sta cambiando profondamente, infine, il quadro legislativo in cui si muove la nostra Associazione e i circoli a noi affiliati. La recente approvazione della riforma del cosiddetto “terzo settore”, la legge 117/2017, l’entrata in vigore definitiva nei prossimi giorni del GDPR (General Data Protection Regulation) dell’Unione Europea, ci vedranno impegnati in un lavoro complesso e impegnativo al fine di ottemperare a tutti i cambiamenti che queste normative richiedono.

E’ per tutte queste ragioni che è “TEMPO DI CAMBIARE”.
Oggi dobbiamo, possiamo cambiare. Cambiare è difficile: cercare di cambiare le abitudini delle persone e il loro modo di pensare è come scrivere nella neve durante una tormenta. Ogni pochi minuti dovrete ricominciare tutto da capo. Solo con una ripetizione costante riuscirete a creare il cambiamento. Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare. (Winston Churchill)

Sarà un percorso non facile, a volte anche molto difficile, ma restiamo assolutamente convinti della bontà del nostro lavoro, delle nostre origini, della nostra mission, convinti di doverci sempre battere per i principi di libertà e liberazione dei corpi e del desiderio, di autodeterminazione, di rivendicazione dell’orgoglio di essere comunità, fare comunità, di appartenere al Movimento LGBT.

QUALE CAMBIAMENTO? LE NOSTRE PROPOSTE

Il movimento LGBT I prossimi cinque anni dovranno vedere l’Associazione impegnata in un cambiamento per avere una visione a 360 gradi rispetto al nostro agire precedente, dovremo guardare in tutte le direzioni, prima fra tutte quella del movimento LGBT. Il nostro rapporto fino ad oggi con il restante mondo delle associazioni LGBT è stato, quando non conflittuale, di mera reciproca coesistenza, senza particolari e strutturate collaborazioni. Le possibilità di sinergie e collaborazioni non sono mai state realmente e convintamente esplorate e analizzate; relegando la nostra associazione ad un ruolo ibrido e con un’identità all’interno del movimento ambigua se non addirittura nemmeno riconosciuta in parte di esso. Noi siamo fermamente convinti che la nostra Associazione abbia un potenziale molto grande da mettere in circolo nel movimento per la realizzazione di progetti condivisi sulle più ampie tematiche, a partire da quella della salute (argomento principe), per passare a quella culturale per finire a quella politica, per citarne solo alcune.

Se fino ad oggi queste potenzialità non si sono espresse riteniamo sia fondamentalmente per un nostro errore di mancanza di un’identità chiara, un progetto e una finalità ben definite e un agire coerente con questo. Per questo motivo il nostro rapporto con il movimento deve cambiare: non più agire replicando le stesse attività, le stesse iniziative, le stesse modalità di intervento del movimento nelle sue sfaccettature e specificità; bensì aiutare, sostenere, collaborare (nei modi e nelle forme che insieme troveremo più utili) con le associazioni (tutte) del movimento, ponendosi al loro fianco nel difendere e promuovere le battaglie che ciascuna di loro, nel proprio specifico, conducono quotidianamente in prima linea, con fatica, scarsi o inesistenti mezzi, nell’indifferenza dello Stato e, spesso, con l’aperta ostilità di gruppi e partiti politici, quando finanche subendo veri e propri atti di intimidazione fino alla violenza fisica. La nostra Associazione è e deve essere sempre più una risorsa per tutto il Movimento e la galassia delle associazioni che lo compongono, un sostegno alle attività, alle campagne, alle tante iniziative che devono vederci al fianco di tutte esse.

La nostra Associazione può giocare un ruolo chiave in tutto ciò, mettendo loro a disposizione le risorse che abbiamo, prima fra tutte una ampia base associativa oltre ai luoghi dove questa grande moltitudine di cittadini e cittadine può essere efficacemente raggiunta, oltre a quello che possiamo dare in termini di concretezza legata ad una rimodulazione di tutto il nostro agire economico.

I nostri circoli

 

Dovremo cambiare e occuparci di più dei nostri circoli. Primo fra tutti gli argomenti la formazione: I nostri circoli continuano a soffrire della mancanza di una adeguata preparazione di base riguardo tutte le normative che sottintendono la corretta gestione amministrativa delle attività: parole come atto costitutivo, statuto, libro soci, verbali assemblee dei soci, verbali assemblee riunioni consiglio direttivo e altre, nonostante un primo corso di formazione tenuto ancora nel 2015, rimangono parole fredde e distanti ancora per molti, troppi nostri circoli. I cambiamenti legislativi accennati nella introduzione e che ci attendono accentueranno queste criticità. E’ nostro preciso dovere innalzare il più possibile il sapere collettivo in tali materie predisponendo corsi con cadenza semestrale, uno per i “newcomer” (i nuovi arrivati) e di ripetizione sulle nozioni di base e uno su argomenti specifici a cui i circoli dovranno partecipare e relazionare a loro volta all’interno dei loro organi statutari. Altro aspetto che riguarda la formazione è la corretta gestione dei rapporti con la nostra base associativa che frequenta i nostri circoli dove, spesso, assistiamo all’aggravarsi di situazioni di conflitti tra soci o tra i soci e collaboratori, conflitti il più delle volte facilmente risolvibili se i collaboratori dei nostri circoli fossero formati adeguatamente in tal senso. Un altro bisogno, in verità sempre espresso dalla nostra rete di circoli ma mai realizzato, è quello di avere una linea guida su quello che sono le problematiche nella gestione quotidiana delle attività associative per quanto riguarda gli aspetti amministrativi, fiscali, legali.

La nostra diffusione sull’intero territorio nazionale, la presenza di piani legislativi diversi (statale, regionale, comunale) congiunta con le più disparate interpretazioni, porta ad avere una estrema variabilità delle problematiche registrate fino ad oggi e ad una altrettanto vasta moltitudine di risposte rispetto a queste variabilità. Diventa quindi difficile proporre una soluzione preconfezionata valida per ogni stagione e ogni luogo. Rimane però possibile individuare una serie di figure professionali che, in regime di convenzione, siano in grado di dare risposte chiare ed esaustive sulle opzioni disponibili sul tavolo per quel tipo di problematica e per quello specifico luogo; figure che non dovranno sostituire o essere “il professionista” del circolo, ma coadiuvare e sostenere il lavoro di eventuali professionisti di fiducia del circolo stesso. Per questo motivo la nostra Associazione dovrà farsi carico di organizzare questo pool di specialisti e renderlo fruibile ai nostri circoli e ai loro professionisti in caso di bisogno.

Un altro aspetto che andrà regolato sarà il controllo della qualità e dell’aderenza dei nostri circoli al progetto associativo, primo motivo di adesione al nostro sodalizio. Per questo motivo andrà progettato un sistema di autocontrollo al fine di garantire la reciproca soddisfazione nel proseguo del rapporto e la sicurezza dell’intera rete associativa data la stretta interconnessione, nell’era di internet e della verità mediatica, dei circoli tra loro.

Un bisogno che i circoli sentono e che alcuni soddisfano autonomamente è quello di dotarsi di strumenti assicurativi per fare fronte a quegli imprevisti che, inevitabilmente, con la complessità delle attività gestite, prima o dopo si presentano. Riteniamo che questo bisogno debba essere soddisfatto dall’Associazione nazionale con la stipulazione di una polizza collettiva che darà, finalmente, una sicurezza a quei circoli privi a oggi di copertura e libererà risorse per quei circoli che a oggi hanno provveduto autonomamente a dotarsi di tali coperture.

L’associazione dovrà poi garantire la disponibilità gratuita di strumenti informatici per gestire il tesseramento e, in particolare, di un’app che avrà un doppio impatto sia sui circoli e le loro attività quale veicolo di informazione per i soci e sia sui soci stessi, quale veicolo di comunicazione con questi ultimi e con l’associazione nel suo complesso.

Andranno riviste le quote sociali per renderle più eque in relazione allo stato socio economico attuale del Paese, per esempio differenziandole per età per favorire i giovani senza lavoro. Andranno riorganizzate le modalità di tesseramento in modo da renderle meno laboriose da un lato (pensiamo all’eliminazione dei supporti cartacei per esempio) e più rispondenti dall’altro alle esigenze dei circoli, in relazione a mutate condizioni della compagine delle tipologie di persone che si avvicinano per la prima volta alla nostra associazione o alle mutate condizioni della domanda di socialità.

Riorganizzare l’associazione In questo quadro di cambiamento appare inevitabile anche un cambiamento di nome: occuparsi più strettamente dei nostri circoli e dei nostri soci (che sono al 99% circoli frequentati da soli maschi omo/bisessuali), partire dal presupposto di coadiuvare e sostenere il movimento LGBT, sottolineare la nostra identità omo/bi/transessuale, ci impone un adeguamento dei nostri scopi statutari che inevitabilmente cozzerebbero con l’attuale nome dell’associazione, troppo caratterizzato verso una attività ben specifica e, allo stesso tempo, aperto alle più disparate interpretazioni.

Allo stesso tempo andrà riconsiderato l’intero assetto organizzativo con una razionalizzazione dell’organismo esecutivo, al fine di renderlo più snello ed efficace, valutata la necessità o meno di una sede operativa con il fine dichiarato di contenere i costi relativi alla stessa. Contemporaneamente andranno riconosciute alcune posizioni all’interno dell’associazione come veri e propri impegni professionali e come tali andranno retribuiti in quanto se si chiede, giustamente, puntualità, ordine, efficienza, efficacia e, soprattutto, tempo, tanto tempo, il volontariato non può più, non deve, essere la risposta.

L’associazione dovrà essere proprietaria dei propri strumenti informatici e non dipendere più da società o persone terze in un ganglio nervoso fondamentale per la propria attività o, oserei dire, esistenza. Gli errori fatti in passato devono essere di monito per risolvere definitivamente questo problema. Andrà esplorata e perseguita la strada del riconoscimento ministeriale diretto: l’oculato utilizzo delle risorse dell’ultimo anno unita ad una maggiore compliance dei circoli nel pagamento regolare delle note di tesseramento (grazie ad una nuova tesoreria, attenta ed efficace nel gestire la riscossione delle quote), ha fatto sì che la possibilità di soddisfare i criteri, anche economici, necessari per ottenere il riconoscimento ministeriale non sia un miraggio irraggiungibile, oltre al fatto della più volte dichiarata disponibilità dell’attuale nostro ente affiliante a supportarci in tale azione.

La tutela della salute

Una delle mission cruciali del nostro agire è sicuramente quella della tutela della salute dei nostri soci nel senso più ampio del termine unita alla promozione di una sessualità libera e consapevole. La lunga storia dell’HIV, cominciata oltre 30 anni fa, ci ha posto di fronte a sfide che sono in cambiamento continuo.

Rispetto ai primi anni della pandemia, quando una diagnosi di sieropositività era una morte preannunciata, tantissima strada è stata percorsa e enormi progressi sono stati conquistati sul fronte di terapie efficaci nel tenere sotto controllo l’infezione. Così non è stato sul fronte della prevenzione dove lo Stato, primo attore sulla scena per dovere istituzionale e per possibilità di risorse, avrebbe dovuto investire e mantenere alta l’attenzione sul diritto/dovere di esercitare una sessualità consapevole e informata, al fine di ridurre al massimo la diffusione dell’infezione e limitare il più possibile nuovi casi di contagio soprattutto tra i più giovani. Proprio i successi raggiunti dalla medicina nella messa a punto di terapie farmacologiche per il controllo della replicazione del virus, se non addirittura di terapie preventive, la cosiddetta PREP, hanno ingenerato nella nostra comunità la falsa percezione che ormai il problema HIV sia solo un fastidio risolvibile con una pillola e che il proteggersi sia una precauzione esagerata propagandata dai soliti allarmisti di turno.

Tutto ciò ha portato ad un rilassamento nelle misure di prevenzione che ha causato, tra l’altro, anche un vertiginoso aumento di altre infezioni sessualmente trasmissibili che, in declino per vari decenni negli ultimi anni, sono tornate prepotentemente e tristemente di “moda”, prima fra tutte la sifilide. Come associazione, in questo specifico campo, possiamo, dobbiamo fare molto. Nei nostri circoli passano decine di migliaia di persone ogni anno, ognuna di queste persone se adeguatamente informata ed educata può diventare un messaggero di buone abitudini all’interno del proprio contesto relazionale: familiare, amicale, lavorativo, ecc.

Per fare questo occorre che la nostra Associazione metta in campo risorse economiche e, soprattutto, stringa rapporti con le associazioni LGBT che lavorano sul tema specifico, rapporti che dovranno essere continuativi e strutturati perché solo con una azione continua, capillare, ripetuta costantemente nel tempo si otterranno risultati significativi in merito alla lotta contro queste ed altre patologie. Solo per fare un esempio, oltre ai test HIV la nostra associazione potrebbe diventare un punto di riferimento per i vaccini contro l’HPV e l’epatite la cui diffusione è ormai endemica.

L’obiettivo dichiarato è quello di fare dei nostri circoli dei centri di ascolto dove i nostri soci abbiano la possibilità di rivolgersi per ottenere un aiuto immediato per relazionarsi con le associazioni sul territorio che operano sul piano sanitario e per il successivo, se necessario, accompagnamento per il tramite di queste ultime presso le strutture del Servizio Sanitario Nazionale.

L’operazione WE-TEST realizzata con successo in occasione dello scorso 1° dicembre in collaborazione con diverse associazioni del movimento, ha dimostrato come sia possibile fare rete e lavorare in maniera sinergica per offrire un concreto e reale contributo al miglioramento della salute dei nostri soci e socie. L’avere ricevuto richieste di effettuazione del test persino da persone non iscritte alla nostra Associazione e di dichiarato orientamento eterosessuale, con la motivazione che non “si fidavano delle strutture pubbliche” dimostra quanto importante e fondamentale può essere il ruolo dell’associazionismo in un campo così delicato come quello della percezione dello stigma su di sé in relazione alla propria sessualità o costumi sessuali.

Collaborazioni con mercato e stampa

La nostra associazione ha un potenziale che non è mai stato esplorato in termini di conoscenza delle abitudini dei nostri soci, dei loro consumi, della loro distribuzione nel paese, della frequenza di utilizzo delle nostre strutture, della composizione della nostra compagine associativa, non sappiamo in realtà nulla dei nostri soci. Tutto questo deve cambiare: occorrerà studiare questi aspetti per avere un quadro di chi siamo e quanti siamo, In particolare dobbiamo promuovere studi e ricerche sulla possibilità di espansione del mercato LGBT e dell’imprenditoria gay particolarmente debole in Italia. Queste informazioni saranno propedeutiche alla possibilità di andare poi dagli attori di mercato per cercare di stringere accordi diretti e reali per recare vantaggi, sia all’associazione e ai nostri associati, sia al mercato stesso all’interno di una relazione win-win. Parimenti al mondo dell’imprenditoria andrà curato anche il rapporto con la stampa, in particolare con il settore dell’informazione LGBT. Troppe volte episodi di cronaca nera che nulla avevano a che fare con noi, per un pregiudizio, spesso grossolano, venivano accostati a nostri circoli dipingendoli in maniera errata e negativa. Per questo motivo potranno essere accese collaborazioni con quei soggetti dell’informazione LGBT in grado di veicolare formazione all’interno del settore professionale della stampa di una corretta percezione delle nostre attività e dei nostri circoli.

Promozione e produzione di eventi culturali e dei Pride.

L’Associazione dovrà farsi carico di educare e stimolare i nostri circoli a proporre ai nostri soci eventi e iniziative di carattere culturale, che non necessariamente devono essere, erroneamente, come operazioni a senso unico circolo verso socio come avviene, per esempio nella realizzazione di spettacoli (con tutte le conseguenze del caso in termini di impatto sulle normative di sicurezza); dovranno bensì puntare ad un coinvolgimento dei soci nelle attività stesse, con il doppio beneficio di documentare attività culturali utili al fine di una difesa in caso di attacchi amministrativi e fiscali, da parte delle istituzioni a loro volta accecate dal pregiudizio di un associazionismo finto e di comodo, utile solo all’elusione ed evasione delle normative fiscali sia ottenendo un beneficio sul fronte dei nostri soci che sentendosi coinvolti svilupperanno, oltre al divertimento, quel senso di appartenenza e partecipazione utili alla fidelizzazione e crescita dell’associazione
stessa.

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Fonte: ANDDOS NEWS